Crea sito

-PROMO RACCONTI-  (testi e disegni di Fabio Cavagliano)

Tre coglioni appena maggiorenni.
Quello alla guida dell’automobile era il classico sfigato con gli occhiali da miope e i denti da castoro; capelli scuri, ingellati e con la scriminatura nel mezzo, e una camicia a quadretti troppo inamidata. Quelli accasciati dietro, invece, due specie di suini; di cui uno decisamente cresciuto e muscoloso...  (PROSEGUI)

Yohv aveva dei tentacoli al posto dei capelli, tre dita e la pelle bluastra.
Moccio trasbordava ciccia dal mento in giù, aveva le antenne ed era verde.
Nel complesso erano appetibili per un’infinità di creature di sesso femminile presenti nell’universo, ma mai per quelle che incontravano effettivamente durante i loro viaggi interplanetari.
Un giorno Moccio decise di dare una svolta positiva a questa faccenda e si rovesciò le palle all’indietro, castrandosi con le sue mani. Per l’appunto, munite entrambi di otto dita.
Era una decisione drastica, che tuttavia gli permetteva di godersi meglio i panorami e le usanze dei vari mondi, senza lasciarsi condizionare dal suo abnorme istinto riproduttivo... (PROSEGUI)

Fabio Cavagliano Racconti

C'è chi ha creato nuovi modi di vedere e interpretare la realtà, a volte sfidando con grande coraggio l'opinione corrente. Il mio background culturale, costituito prevalentemente da studi umanistici, mi ha portato più volte ad approfondire questo concetto; soprattutto in arte, a cercare il nuovo, l'inconsueto, la mosca bianca, e a desiderare  di stabilire con gli altri un mio personale dialogo in tal senso.
La prima sensazione di questo tipo l'ho provata durante gli anni del liceo. Ricordo un episodio in particolare, in cui stavamo a una mostra di pianoforti "rivisitati" da alcuni famosi esponenti della pop art;  c'erano pianoforti con forchette e cucchiai al posto dei tasti, a forma di gruviera; coperti di colori e dei rispettivi tubetti e barattoli che li contenevano; carbonizzati; fracassati; senza i tasti; con appendici di ogni sorta, alcune delle quali se schiacciate o tirate producevano dei suoni striduli e inquietanti. Qualcuno poteva anche non considerarla arte, ma non rimanere indifferente. E ricordo che tutti gli spettatori partecipavano in qualche modo a rendere più grottesca l'esposizione con i loro cauti e goffi movimenti attorno alle sculture, le loro perplessità, i loro esperimenti cacofonici alle tastiere o qualunque cosa ci  fosse al loro posto.

Ebbene, forse prima di allora per tutti loro un pianoforte era sempre e solo stato un pianoforte; mai qualcosa che si potesse deridere o considerare in modo così ludico e singolare. Credo che l'arte sia anche questo e che da momenti come questo possa nascere una passione, un'idea, se compresi.
Il mio percorso è iniziato così, dunque, dalla pittura e dalla scultura.   

Ci sono degli artisti che indubbiamente hanno influenzato il mio stile, che ho amato e ingenuamente imitato negli anni scolastici, affascinato dal caos delle avanguardie, del  movimento Dada e surrealista.
La metafisica di Giorgio de Chirico, ad esempio, mi prese a tal punto con la sua capacità di conferire agli oggetti più banali un aspetto misterioso, accostandoli in modo strano davanti a semplici architetture o  geometrie. Oppure l’irriverenza di Marcel Duchamp, che con i suoi “ready made” trasformava oggetti di uso quotidiano in opere d’arte. La loro influenza e quella di tanti altri si è poi riversata nella mia passione per il fumetto.

Nei primi racconti, disegnati a china, cercavo di fondere le due cose; i miei personaggi, infatti, con qualche espediente fantascientifico o magico, finivano sempre in qualche strano mondo ai confini della realtà, dove le cose assumevano  deformazioni grottesche come nei quadri di Dalì.

Di questa mania, purtroppo, non mi sono ancora liberato (come illustra bene la tavola a destra).

Il passaggio dal fumetto alla scrittura, invece,  è stato una conseguenza della mia pigrizia: per disegnare una storia occorre molto tempo e molta pazienza, infatti; anche per scrivere, naturalmente, ma si è più liberi di gestire la trama e i personaggi. Negli anni che precedono questo mio desiderio di cimentarmi nella composizione letteraria avrò disegnato almeno una dozzina di fumetti, e quasi tutti sono rimasti o danno una sensazione di incompletezza proprio per questa ragione. Non ho mai abbandonato il disegno, comunque, e spesso  aggiungo delle  illustrazioni alle mie storie.

Riguardo allo stile, trovo divertente creare dei personaggi eccessivi; anche nella società attuale, del resto, il concetto di normalità e notevolmente cambiato e difficile da definire. Lo sperimentiamo tutti i giorni venendo a contatto con la gente; amici, parenti o colleghi che siano: in alcuni di loro c'è sempre qualcosa di subnormale o psicotico da cui ricavare spunto per una narrazione. Io vedo dunque la passione nello scrivere come l'abilità nel raccontare bugie. Così mi capita spesso di  prendere un episodio della mia vita o di quella altrui e di trasfigurarlo, piegarlo a dovere, finché non mi permette di dire qualcosa che spero  possa interessare o divertire. Non crediate a quelli che nascondono questo debito; in un certo senso, non s'inventa nulla. I miei personaggi sono le persone che conosco, quello che ho compreso di loro o addirittura  io stesso...   mascherato a dovere.

 

 

LA CROCE DI SAN GIORGIO

Ogni trentanove giorni lui viene a cantare, quelli sono i suoi anni, e tutte le zone a nord di questa città gli appartengono.
E' difficile crederlo, ma la gente lo adora, anche quando uccide.
All' inizio pensavamo fosse in grado di aiutarci a ricostruire, invece non ha fatto altro che peggiorare le cose, assieme a sé stesso, e la sua voce ora sembra uscire direttamente dall' inferno... (PROSEGUI)